Renco, maxi operazione. Una foresta in Congo per vendere certificati verdi

La società ha avuto in concessione 42mila ettari che vanno rigenerati.

Fuori i cinesi e dentro gli italiani. La Renco ha messo a punto una operazione che traduce concretamente la ‘filosofia’ operativa di Enrico Mattei.

Prendere ma senza depredare. Perché la grande impresa che vede alla presidenza Giovanni Gasparini e che ha come amministratore delegato Giovanni Rubini, sta concretizzando un progetto nella Repubblica del Congo che è anche il primo caso in Italia: ha ottenuto dallo Stato africano in concessione 42mila ettari di foresta “grazie anche ai nostri rapporti, perché lavoriamo in quel Paese da oltre trenta anni”, dice Giovanni Rubini.

Dov’è l’operazione Enrico Mattei? Eccola. L’area data in concessione (la Total ha ottenuto 40mila ettari) è stata al centro di una deforestazione selvaggia da parte delle compagnie cinesi perché la foresta è ricchissima di legni esotici molto richiesti sul mercato occidentale.

La Renco dovrà fare e sta già svolgendo un lavoro di rigenerazione della foresta e al termine, presumibilmente alla fine del 2025, potrà vendere sul mercato internazionale i certificati verdi, così come è stato stabilito nel protocollo di Kyoto: in sostanza sono dei carbon credit, un certificato che permette a un’azienda di compensare l’emissione di CO2 con progetti di sostenibilità ambientale che hanno l’obiettivo di assorbire i gas serra e le emissioni di anidride carbonica.

Ed il business sta proprio nelle vendita dei certificati verdi a società, compagnie, banche che sforano con l’inquinamento con l’emissione di Co2. “La vendita inizierà dal 2025 a tutte quelle industrie o società che hanno bisogno o vogliono vantare di essere carbon free. Una bandiera sociale a cui tanti ambiscono”, continua Rubini.

Tutto ciò “è passato attraverso il coinvolgimento delle popolazioni locali e deve essere anche certificata da una società svizzera che dovrà confermare il lavoro di riforestazione che abbiamo fatto”, continua Rubini.

Quanto vale una operazione di questo genere è difficile dirlo, ma la concessione è lunga nel tempo: 30 anni.

Tra le tante mosse della Renco negli ultimi mesi, forse questa è quella più particolare. Ma nel sacco di questa società che ha 4.500 dipendenti diretti sparsi in tutto il mondo di cui 600 italiani ci sono moltissimi altri business tenendo conto che il 2023 si chiude con un fatturato che è intorno ai 600 milioni di euro. “Prossimo anno intorno al miliardo di euro? No, questo no. Contiamo di mantenere le posizioni ottenute nel corso del 2023”, commenta Rubini.

Comunque tra i tanti progetti che stanno per partire c’è anche la realizzazione della nuova sede dell’università Statale di Milano, affare da 350 milioni di euro. Altre due importanti investimenti sono in corso nell’area del riminese – l’ex sindaco di Rimini Gnassi è molto vicino alla Renco –, quindi è in via di chiusura l’operazione Cortina dove devono sistemare la grande area della ex stazione ferroviaria: una corsa contro il tempo con le Olimpiadi invernali alle porte. Su Pesaro? Oltre alle due torri del porto, c’è l’ex Garden dove i lavori procedono spediti “mentre non è assolutamento vero che siamo dietro all’ex Bramante. Ce l’avevano offerto oltre un anno fa ma abbiamo detto di no”.

Il problema non detto della Renco? Il grande salto dimensionale. Come e in quale maniera ed anche con chi, non si sa.

m.g.